Una mamma speciale…

Policlinico Umberto I di Roma, 1966.
Il 25 marzo 1964 nacque mia madre, Francesca, una bimba sana, senza deficit fisici né mentali, una bambina cosi detta “normale”. Dopo circa un anno e mezzo, in seguito alla visita del pediatra, le diagnosticarono una tonsillite. Mia nonna cosi l’accompagnò a fare i dovuti accertamenti, le spiegarono che c’era un infezione in atto, con una possibile formazione di un ascesso. Proposero quindi di trattarla farmacologicamente con una penicillina, antibiotico che le andarono a somministrare. Da quel giorno mia madre non è stata più quella bimba cosi detta “normale”. Si perché mia madre, dopo quella somministrazione, non aveva più la tonsillite, ma un ipoacusia profonda bilaterale. Una dose eccessiva di farmaco le aveva provocato la sordità, l’antibiotico, forse per un calcolo errato da parte del personale medico o per qualche altre ragione a me sconosciuta, non fu una cura, ma bensì il fattore che le cambiò per sempre la vita, a lei e a tutta la sua famiglia. Avere un bambino sordo a quell’epoca era decisamente una sfida. Non c’erano tutti i servizi e le agevolazioni di cui le persone sorde di oggi possono godere, non c’erano insegnanti di sostegno, assistenti alla comunicazione e tante altre figure professionali che aiutano tutti i giorni a migliorare il loro livello di qualità di vita. Crebbe e andò a quelle che un tempo erano le scuole speciali, insieme ad altri bambini disabili, bambini con ritardi mentali, sindromi importanti e lei era una “normale” convertita in disabile per errore, si è sempre sentita fuori luogo in quell’ambiente, lei era vispa, curiosa, un uragano, ma era comunque una disabile dato il suo “sordomutismo” e doveva stare li, nelle scuola speciale, che dai suoi racconti, di speciale non aveva proprio nulla. Quando divenne un’adolescente, iniziò a frequentare le persone udenti della sua età, era una ragazza molto socievole e dolce, ma era sempre una disabile, scherzi, battute infelici e prese in giro caratterizzarono la sua adolescenza. E cosi fu per sempre, tanto da avere con gli anni, amici esclusivamente sordi come lei, ma lei non era nata sorda, non usava la lingua dei segni, lei dopo tante ore di logopedia e con l’aiuto delle protesi acustiche che cominciavano ad affacciarsi sul mercato, poteva parlare, poteva esprimersi vocalmente e, grazie alla lettura del labiale poteva anche comprendere (almeno in parte, o comunque sommariamente) gli altri. Nonostante tutte le sue difficoltà e battaglie quotidiane, mia madre finì gli studi e iniziò presto a lavorare. Conobbe un ragazzo sordo, Giancarlo, che dopo anni di fidanzamento sposò, e con il quale ha avuto due figli. Io e mio fratello Davide, entrambi udenti. È una donna completa, felice, soddisfatta, anche se ha molte cicatrici e ferite del passato, che pur volendo, non si rimargineranno mai. Eppure, il suo deficit uditivo, anzi quella somministrazione di penicillina, nonostante abbia causato molta sofferenza a lei in primis e alla sua famiglia di riflesso, ci ha donato una vita meravigliosa. Una vita fatta di ironia, di empatia e di sensibilità. Una vita che mi ha dato la ricchezza di saper percepire l’altro, di comunicare con le persone sorde attraverso la lingua dei segni, di far nascere un’associazione che prova a sensibilizzare gli operatori sanitari, medici e infermieri alla sordità e alla lingua dei segni, cosi da rendere l’accesso ai servizi sanitari migliore ed efficiente. Mia madre, dopo quel maledetto giorno è stata trascinata nel tunnel del silenzio ed io con essa, parliamo poco, in modo semplice e breve, ma ci abbracciamo molto. Lei non sa qual è la mia voce, non ha sentito il mio primo vagito, la prima volta che pronunciavo il suo nome, non ha ascoltato la canzoncina della recita all’asilo e neanche tutti i miei saggi di pianoforte, non possiamo fare chiacchierate di un’ora al telefono, siamo limitate su tante cose, ma troviamo sempre il modo di capirci, supportarci, di convertire quello che sulle carte è una vera e propria tragedia, in una ricchezza, una possibilità che la vita ci ha dato per amarci e amare più intensamente, per apprezzare in pieno la vita e ricordare quanto alla fine siamo fortunate. Ad oggi posso dire che quella penicillina ha cambiato per sempre la mia vita, sarebbe bastata una dose corretta e non ci sarebbe stato nulla di tutto questo, ma forse doveva andare cosi. Eppure è la madre migliore che potessi desiderare ed avere.

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